TESTO EDITO
LA MARCIA 
.E. L. Doctorow
Alle cinque del mattino c'era qualcuno che bussava alla porta gridando, suo marito John che saltava giù dal letto prendendo il fucile, e Roscoe che, svegliatosi nello stesso momento, veniva da dietro la casa facendo rimbombare il pavimento con i piedi nudi: Mattie si infilò la vestaglia in fretta e furia, preparata mentalmente agli allarmi della guerra, ma con la morte nel cuore al pensiero che alla fine fosse arrivata, e volò giù per le scale fino a scorgere dalla porta aperta, alla luce della lampada, davanti alla veranda, i due cavalli, nel vapore che si alzava dai loro fianchi, a testa alta e con gli occhi spiritati, il conducente, un negretto con le spalle curve, che mostrava anche in questo una stolida pazienza, e la donna che nella carrozza si stava alzando in piedi, e che altri non era che sua zia Letizia Pettibone di McDonough, con il viso non più giovane contratto dall'angoscia, i capelli sparsi sulle spalle, questa donna di così raffinata educazione, questa vedova che era l'anima della stagione ad Atlanta, ritta nel suo equipaggio come una profetessa di sventure, quale in effetti si sarebbe dimostrata. La carrozza traboccava di bagagli e fagotti legati,e quando la donna si alzò in piedi cadde a terra dell'argentera, coltelli e forchette e candelabri, che franando rumorosamente riverberarono i pochi raggi di luce della torcia che Roscoe teneva in mano. Mattie, che non aveva ancora fatto in tempo a legarsi la vestaglia, corse giù per i gradini della veranda pensando da stupida, come avrebbe ricordato in seguito, solo all'imbarazzo di questa donna, che a dire la verità lei aveva rispettato più che amato, e raccattò e si strinse al petto la pesante argenteria, come se non fosse stata una cosa che avrebbe dovuto fare Roscoe, magari suo marito, John Jameson. Letitia non volle scendere dalla carrozza, non c'era tempo, disse. Era una donna spaventatissima che non si preoccupava dei cavalli, come John constatò un istante prima di ordinare che portassero dei secchi, mentre lei gridava: Andate via, andate via, prendete quello che potete e scappate, e pareva irritarsi perché non si muovevano, mentre alcuni braccianti sbucavano da dietro la casa alle prime luci del giorno, come se proprio quelle luci li avessero materializzati. E dire che lo conosco! gridò. È venuto a cena a casa mia. È vissuto tra noi. Brucia le case dove andava a mangiare, incendia la città nei cui circoli un tempo brindava, oh sì, una persona istruita, o così credevamo, anche se io non mi sono mai lasciata impressionare! No, non mi sono mai lasciata impressionare, somigliava troppo a un ragno, era troppo incerto nella conversazione, e trascurato nel vestire, poco attento al proprio aspetto, ma nonostante tutto mi sembrava educatissimo, così poco portato com'era a dissimulare o fingere sentimenti che non provava. E che amarezza per quella che ritenevo una persona civile, un uomo chiaramente innamorato della moglie e dei figli, e che invece non è altro che un selvaggio senza una stilla di pietà nell'arido cuore.
Era difficile strapparle qualche informazione, tanto sbraitava. John non ci provò, prese a dare ordini e rientrò in casa di corsa. Era lei, Mattie, che ascoltava. L'isterismo della zia, stranamente espresso in termini salottieri, catturò la sua attenzione. Aveva persino dimenticato, per un attimo, i ragazzi al piano di sopra. Arrivano, Mattie, sono in marcia. È un esercito di cani arrabbiati comandato da questo apostata, quest'uomo ributtante e scellerato, questo demonio che berrà il tuo tè e ti farà un inchino prima di rubarti tutto.
E poi, recapitato il suo messaggio, la zia ripiombò a sedere e diede l'ordine di partenza. Dove andava Letizia Pettibone? Mattie non ottenne nessuna risposta. Né sapeva quanto tempo mancasse all'arrivo del flagello davanti alla sua porta. Non che dubitasse di quella donna. Guardò il cielo che andava rischiarandosi fino a tingersi di un grigio che annunciava l'inizio della giornata. Non udì altro che il canto del gallo e, mentre si voltava, improvvisamente adirata, il mormorio degli schiavi radunati all'angolo della casa. E poi, quando i cavalli furono lontano e la carrozza ebbe imboccato il viale coperto di ghiaia, Mattie finì di voltarsi, sollevando l'orlo della vestaglia, e sali i gradini solo per vedere quell'orribile bambina, Pearl, che, insolente come sempre, stava in piedi, con le braccia conserte, e le spalle appoggiate a una colonna, come se la piantagione fosse sua.

John Jameson non era impreparato. Già in settembre, quando era giunta la notizia che Hood si era ritirato e le armate dell'unione avevano preso Atlanta, aveva fatto sedere Mattie e le aveva spiegato cosa bisognava fare. I tappeti furono arrotolati, i quadri staccati dai muri; le sediericamate - tutti gli oggetti ai quali teneva, le disse -, le stoffe inglesi, le porcellane, persino la Bibbia di famiglia: ogni cosa doveva essere imballata e trasportata col carro a Milledgeville e da lì messa sul treno per Savannah, dove il sensale che trattava il cotone di John aveva acconsentito a tenere la loro roba in magazzino. Il pianoforte no, aveva detto lei, quello deve rimanere. Marcirebbe in un posto così umido. Come desideri, aveva detto John, che comunque non aveva la passione della musica.
Mattie rimase sgomenta quando vide la casa così vuota. Il sole entrava dalle finestre spoglie, illuminando i pavimenti come se la sua vita andasse indietro e lei fosse ancora una giovane sposa in un palazzo appena costruito e senza mobili, con un marito che le incuteva un po' di paura e aveva il doppio della sua età. Si chiedeva come facesse John a sapere che la guerra li avrebbe coinvolti direttamente. In realtà non lo sapeva, ma era un uomo cui il successo dava motivo di credere di essere più furbo della maggior parte della gente. Con quel torace voluminoso e la grossa testa di capelli bianchi scompigliati, John Jameson era un uomo imponente. Mattie, non discutere con me. Hanno perso venti o trentamila uomini per prendere quella città. Ce la faranno pagare cara. Tu sei un generale, con un presidente che è pazzo. Che faresti, staresti là ferma? Dove, allora? Ad Augusta? A Macon? E da dove passerà, se non tra le nostre colline? E non aspettarti che basti questo per far intervenire un'armata ribelle. Ma se mi sbaglio, e prego Dio di sbagliarmii, cos'avrò perduto? Dimmi...
A Mattie non era consentito manifestare il suo dissenso in queste cose. Ancora più sgomenta si sentì, e non disse una parola, allorché, dopo il raccolto, John decise di vendere una dozzina dei suoi braccianti migliori. Furono destinati, tutti quanti, a un mercante di Columbia, nel South Carolina. Quando il giorno arrivò e gli schiavi in catene furono messi sul carro, Mattie dovette correre di sopra e tapparsi le orecchie per non udire i pianti delle famiglie giù nelle baracche. John aveva detto solo questo: Nessuno dei miei negri porterà una divisa federale, te lo garantisco.
Ma nonostante tutti i suoi avvertimenti e preparativi, Mattie stentava a credere che fosse venuto il momento di lasciare Fieldstone. La paura le faceva tremare le gambe. Non riusciva a immaginare come vivere se non in casa sua, con la sua roba, e in quel mondo georgiano destinato a fornire a lei e alla sua famiglia ciò che il loro rango richiedeva. E il panico di zia Letitia, anche se era andata via, li aveva contagiati. Con tutta la sua preveggenza, John correva di qua e di là, rosso in faccia, urlando e dando ordini. I ragazzi, buttati giù dal letto e ancora semisvestiti, scesero le scale con i fucili e uscirono di corsa dalla porta di servizio. Mattie andò nella sua camera e rimase là senza sapere da dove cominciare. Si sentiva mugoIare. Si vesti in qualche modo, prese tutto quello che poteva dall'armoire e dal bagno, e buttò ogni cosa in due portmanteau. Udì uno sparo e, guardando fuori dalla finestra sul retro, vide uno dei muli cadere in ginocchio. Roscoe ne stava portando un altro dalla stalla, mentre John Junior, il figlio maggiore, caricava il fucile. Le sembrava che fosse passato solo qualche minuto quando, col sole che toccava a malapena le cime degli alberi, vide le carrozze che aspettavano davanti alla casa. Dove dovevano sedersi? Entrambe le carrozze erano cariche di bagagli, ceste di roba da mangiare e sacchi di zucchero e farina. Poi la brezza del mattino portò il fumo dalle biche dove Jon aveva dato fuoco al foraggio. E Mattie sentì che quella che si disperdeva fuligginosa nel cielo era la sua vita.

Quando i Jameson se ne furono andati, Pearl restò ferma sulla ghiaia del sentiero, sempre reggendo la sua borsa. Il padrone le aveva rivolto una sola occhiata prima di calare la frusta sui cavalli. Roscoe, guidando la seconda carrozza, le era passato davanti e, senza guardare, aveva lasciato cadere ai suoi piedi qualcosa in un fazzoletto annodato. Lei non si era mossa per raccoglierlo. Aspettò nella calma e nel silenzio lasciato dalla loro partenza. Sentiva la brezza fresca sulle gambe. Poi l'aria diventò ferma e calda e, dopo un attimo in cui la terra parve tirare il fiato, il sole del mattino si allargò d'un tratto sopra la piantagione.
Solo allora Pearl raccolse ciò che Roscoe aveva lasciato cadere. Capì subito, tastando il fazzoletto, di che cosa si trattava: due monete d'oro, le stesse che le aveva mostrato una volta, quando era piccola. I risparmi di tutta la sua vIta. Sono vere, Miss Pearl, aveva detto. Mettetele tra i denti e sentirete che sono vere. Vedete quelle aquile? Procuratevi un mucchio di queste e potrete volare come un'aquila a grande altezza sopra la terra: ecco che cosa significano quelle aquile sulle monete.
Indicazioni bibliografiche
Edgar L. Doctorow, La marcia, Mondadori, 2007
Titolo originale: The March
Traduzione a cura di V. Mantonvani
pp. 11-15
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